Le ragioni di una coerenza

incoerenza

lettera aperta al signor Pietro Avanzi, al signor Paolo Abate e al signor Rino Polloni che ho saputo molto preoccupati per l’accoglienza dei profughi a Desenzano

Gentili signori,
so dei vostri interventi contro l’accoglienza di alcuni profughi a Desenzano del Garda.
Tra i valori da voi sbandierati, c’è l’amor di patria. Valore che per la verità non appartiene solo a voi.
Ma cosa c’è alla origine, alle origini della nostra patria?

Coloro che si riconoscono nella civiltà romana, eredi della Dea Roma, nostalgici dei fasti del ventennio, sanno bene che all’origine della civiltà latina, c’è un mito fondativo narrato nell’Eneide.
Forse non prestano attenzione al fatto che all’origine della civiltà romana ci sia un profugo, come altrimenti potremmo definire Enea, il principe troiano sopravvissuto alla distruzione della sua città? Roma riconosce le sue origini in un’etnia diversa, che si fonde con la stirpe locale. Nel discendente di Enea, Romolo, scorre sangue laziale e sangue troiano. La vocazione al meticciamento è inscritta nell’origine stessa della città, fondata da un esule venuto dall’asia Minore. Questo mito delle origini si traduce in una idea a maglie larghe della cittadinanza, che finirà per essere estesa a tutti gli abitanti dell’impero.

Coloro che magari si riconoscono in un’origine della patria un po’ più a Nord, sapranno bene qual è il mito fondativo della città di Milano. Le origini celtiche si rifanno alla saga di Belloveso, il nipote del re dei Biturigi che valica le Alpi, sconfigge gli Etruschi non lontano dal Ticino e fonda una città, che chiama Mediolanum.
Questa città nasce dall’incontro e dalla commistione di culture: quella degli indigeni, quella dei celti venuti d’oltralpe, e nei secoli successivi quella romana. Fin dalle sue origini Milano si caratterizza come una città aperta, etnicamente e culturalmente aperta.

Infine il punto fermo delle vostre predicazioni non è forse il richiamo alla salvaguardia delle radici cristiane della nostra civiltà. Le radici cristiane a cui voi fate appello mi sembra che manchino di Cristo e del suo Vangelo:
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.

Ecco vi chiederei cortesemente un po’ più di coerenza, ma non mi pare che sia una dote che vi caratterizza.

Concludo coi consigli di lettura: Eva Cantarella, I miti di fondazione, ed. Laterza; Vangelo di Matteo cap. 25

Maria Vittoria Papa
Consigliere Comunale PD
Desenzano del Garda

Posted in Opinioni
One comment on “Le ragioni di una coerenza
  1. Elia Baroldi says:

    Congliere Papa, secondo la mia opinione e in base alle mie conoscenze di quei pariodi storici, ha detto una marea di inesattezze.

    Forse, penso io, le sfugge un particolare chiave di tutta questa vicenda. Enea scappò da Troia, ma lo fece solo dopo aver coombattuto contro i nemici del suo popolo. Che poi a ben guardare, sfasciare una città per una donna mi sembra leggermente eccessivo. Ma senza divagare, vorrei farle notare che quando Enea sbarcò in Lazio col gommone, non lo fece a spese dei latini. Non è che lo fecero alloggiare in una villa a due piani, donata da un latino compassionevole seppur in cambio di una vagonata di sesterzi al mese, mentre nella stessa città i latini vivevano in edifici abbandonati e fatiscenti, o erano ridotti all’elemosina nella pubblica piazza.

    I Romani, al contrario di come crede lei, non inviarono i caschi blu nell’Insubria, bensì legioni di romani incazzati come delle iene, con il solo scopo di spazzare via ogni resistenza e appropriarsi di quelle terre. Perché? “Perché no?” dissero loro. Così funzionava il mondo, non è che i Romani fossero buoni o cattivi – o si conquistava o si veniva conquistati, niente di particolare considerando che parliamo di fatti accaduti più di duemila anni fa. Una volta presi a legnate certo che i Romani scesero a patti con i popoli che avevano preso a cinghiate fino a due minuti prima, ma lo fecero nel loro interesse, cioè nell’interessa di Roma.. non certo nell’interesse dei Celti. Le sfugge che di quelle culture noi non sappiamo nulla SE NON quello che ci hanno lasciato scritto e detto i Romani. Forse questo dettaglio le è sfuggito.

    Quando i longobardi giunsero in Italia stavano scappando sia dal freddo che da gente ancora più cattiva di loro e quando arrivarono qui non vennero smistati tra le varie prefetture, bensì le rasero al suolo e ci fondarono un regno loro. Un regno che non solo si adattò agli usi e costumi romani, ma li fece propri, tanto da rivolgersi ai Franchi con l’appellativo di “barbari”, loro che fino al giorno prima costruivano le case con il fango e i bastoncini dei ghiaccioli.

    Forse le sfugge che il periodo delle migrazioni tra il IV° e il VII° secolo dopo Cristo e tutti gli eventi che in precedenza hanno interessato l’Italia, dall’unificazione Romana alla conquista dell’Europa occidentale e l’Europa occidentale dalle invasioni barbariche fino alla fondazione dei cosiddetti regni Romano-Barbarici, non sono stati ne eventi pacifici ne testimonianze di fratellanza tra popoli. Chi ne sbudellava di più vinceva e i Romani, fino ad un certo periodo, ne sbudellavano più di chiunque altro. Assediavano, saccheggiavano, uccidevano e stupravano non necessariamente in questo ordine – così facevano tutti, anche i Celti.

    Qualche migliaio di anno più tardi, invece, in una città che fu probabilmente di particolare interesse turistico già all’epoca da parte dell’aristocrazia Romana, il Prefectus Urbi di Brescia decide di mettere 18 richiedenti asilo in una villa a 2 piani, mentre nella stessa città ci sono dei cittadini Italiani che chiedono l’elemosina nella piazza a otto centimetri dal Comune dove governa la Decentius dei giorni nostri, che evidentemente non si è mai accorta di quanti Italiani vivono in difficoltà qui nella nostra città.

    Quindi può tirare fuori Enea, Abramo, il Big Bang e tutto quello che volete. Ciò non toglie il fatto che io ho visto due Italiani chiedere l’elemosina al freddo e inginocchiati sul selciato tra Via Roma e via Santa Maria, mentre voi lo stesso giorno avete accolto 18 richiedenti asilo e li avete piazzati in una villa con piscina al caldo, spesati dai contribuenti. E questo, mi dispiace per voi, è assolutamente inaccettabile – per una persona normale, poi a voi so con la storia del multiculturalismo vi esaltate.. ma non è così che la vedono le persone comuni.

    Rino Polloni sarà anche leghista, ma preferisco un leghista che ritiene sia più giusto dare la priorità agli Italiani, di un esponente del Partito Democratico a favore del multiculturalismo che invece si rifiuta di capire il nocciolo della questione.

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