Qual è la lingua autoctona dell’internazionale Desenzano?

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Egregio Direttore*,
l’altra sera si è tenuta la prima seduta del nuovo consiglio comunale di Desenzano del Garda.
Il consigliere Rino Polloni ( Lega Nord), neoeletto Presidente del Consiglio Comunale, nel breve discorso di insediamento ha dichiarato che bisognerà rivedere lo statuto del Consiglio, affiancando al richiamo alle radici cristiane, la valorizzazione della lingua autoctona, che potrebbe essere usata durante le sedute consiliari.
Ora aldilà di qualsiasi riflessione in proposito, bisognerebbe chiedersi quale sia la lingua autoctona. Desenzano è una città di quasi 30.000 abitanti, la sua ricchezza è data dalla sua capacità di attrarre e accogliere tanti residenti che per necessità o per scelta vivono sul suo bellissimo territorio.

Molti di loro non sono desenzanesi e neppure bresciani, ma pur avendo radici altrove sono a Desenzano radicati, poiché amano questa bella città e si sentono suoi cittadini, pur non essendo nati qui , pur non parlando, né comprendendo il bresciano .
La consapevolezza delle proprie radici, la cura delle proprie tradizioni, il mantenimento della propria lingua madre sono valori importanti e sono una ricchezza se declinati al plurale, altrimenti diventano segni di distinzione e di esclusione inaccettabili.

Mi permetta, poi, concludendo un’altra breve riflessione. Desenzano si propone di essere città turistica di valenza internazionale, forse un salto di qualità consisterebbe nella diffusione dell’impiego delle lingue straniere per fornire servizi adeguati. Utilizzare le lingue non solo per veicolare informazioni, ma anche per far conoscere la nostra storia, il nostro patrimonio, il territorio e la sua gente.
Ed invece presto ci troveremo alla giravolta dei cartelli stradali, con i nomi delle località scritti nuovamente in dialetto…. con questo respiro corto, non potremo proprio andare lontano.

* Lettera pubblicata sul BresciaOggi del 18 luglio 2017

Posted in Opinioni
One comment on “Qual è la lingua autoctona dell’internazionale Desenzano?
  1. Elia says:

    Il fatto che ci siano persone che hanno radici in Uzbekistan o al Polo Sud, non significa assolutamente niente e non implica nulla. Io il bresciano lo parlo e lo comprendo e se costoro si trovano in difficoltà, l’unica cosa che mi viene da dire è: Dunque? E con questo? Dove sta scritto che non si può valorizzare il dialetto locale (il Bresciano) solo perché in un territorio vivono molte persone nate in un’altra provincia, regione o stato? Anche io quando per lavoro vado oltre provincia ho bisogno di Google Translator, ma non mi metto a piangere solo perché a 20 chilometri da qui parlano una lingua a me incomprensibili – è così da sempre e non vedo un solo motivo per il quale si debbano distruggere le lingue locali solo per far piacere a lei o ai residenti che non le capiscono.

    E se come dice lei il mantenimento della propria lingua è un valore importante oltre che una ricchezza, perché quando si tratta del nostro dialetto diventa un segno di distinzione ed esclusione inaccettabile? Cioè mi faccia capire. Se sento delle persone parlare in Vietnamita non è distinzione ed esclusione sociale ma “mantenimento della propria lingua”, se invece a parlare in dialetto è Polloni allora “è segno di esclusione inaccettabile”.

    Ora.. nessuno ha chiesto al Vietnamita di venire a Desenzano, è stata una sua scelta. Una scelta presumo consapevole del fatto che se ti fai mezzo pianeta in aereo difficilmente quando giungi a destinazione parlano una lingua a te conosciuta – ma non c’è nulla di strano in tutto questo, succede più o meno dal giorno in cui gli umani hanno sviluppato la proprietà del linguaggio.

    Ben vengano quindi i cartelli in dialetto, che ci ricordano che Desenzano e il suo dialetto hanno origini antiche, che avere residenti con origini straniere o comunque non desenzanesi non implica in alcun modo di dimenticare e sotterrare la lingua locale e non è in nessun caso un segno di esclusione inaccettabile. E’ senza dubbio un segno di distinzione ma, se mi permette, io sono ben fiero di distinguermi da uno che viene dall’altra parte della Via Lattea e sono fiero di mantenere le mie origini e difendere la mia storia. Se poi a lei non va bene è una scelta sua, ma non mi sembra il caso di farne un caso di “esclusioni inaccettabili”. Se ai residenti non-desenzanesi non piace il dialetto, gli basta aprire google maps e trasferirsi in un’altro comune.

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